Ho preso Pynchon di petto.

Villa Girasole

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Anno
2021
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Ho preso Pynchon di petto. Dopo averlo annusato da lontano, sfiorato in libreria, ho deciso di avvicinarmi a questa leggendaria personalità letteraria partendo dalla sua opera prima, V. Stile disarticolato, trama frammentata, salti temporali, personaggi che cambiano pelle ad ogni capitolo: i tipici ingredienti di un romanzo postmoderno ci sono tutti e si incastrano alla perfezione con elementi più classici come digressioni storiche e rivelazioni inaspettate, con diversi – sorprendenti- colpi di scena. La narrativa vorticosa di Pynchon fonde diversi generi letterari. Thriller, romanzo storico, pulp, spionaggio, feuilleton, vengono esplorati e dissacrati attraverso una pungentissima satira che non risparmia usi e costumi dell’America contemporanea. Non l’avrei mai detto, eppure mi sono divertita un sacco a leggere V. Dopo un piccolo momento di disorientamento iniziale, si viene letteralmente risucchiati dalla meccanica del racconto e ci si ritrova impigliati nei suoi ingranaggi labirintici. Si è in qualche modo portati a voler unire i puntini, ricostruire un’ipotetica trama complottista, risolvere improbabili misteri. E, proprio come in un labirinto, ci si imbatte in vicoli ciechi, si devia, si torna indietro. Ci si ritrova costretti a prendere posizione nella finzione, sempre in bilico tra illusioni e apparenze. A chi credo? Chi mente? Misteri, cospirazioni e doppie identità si palesano fin dal titolo. Chi è V.? O cos’è V? Una lettera, un’iniziale, un nome, una donna, una vertigine, una voragine. Mi sono immersa nella finzione pensando di partecipare ad una specie di role play narrativo, dove il lettore ha la totale consapevolezza di essere il detective capo di un caso irrisolvibile e senza senso. Sa già che tutti gli indizi non lo porteranno da nessuna parte. Eppure, alla fine, quando ogni pezzo del puzzle è finalmente al suo posto, si compone un quadro in cui la finzione intercetta la verità storica molto più di quello che ci si poteva aspettare all’inizio. Ci vengono offerte prospettive inedite su fatti realmente accaduti, appartenenti al nostro recente passato. E ciò non può che generare un profondo senso di appagamento finale.

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