C’è un suono antico nella scrittura di Kazuo Ishiguro.

Villa Bagnoli

Autore
Casa editrice
Anno

C’è un suono antico nella scrittura di Kazuo Ishiguro. Si diffonde tra le sue pagine come il riverbero di un gong, forte, lento, regolare. Si sedimenta nei personaggi che, nonostante vivano in un futuro distopico, si fanno portavoce di una cultura arcaica, dalla connotazione fortemente spirituale. Quando un’intelligenza artificiale riesce a portare i suoi processi di apprendimento ben oltre la razionalità che le si richiede - ad un livello tale da sperimentare paura, senso di colpa e cieca fiducia in un’ entità superiore - si crea un cortocircuito importante e letterariamente ambizioso. A metà strada tra un episodio di Black Mirror e un film di James Ivory, Klara e il Sole è molto più di un romanzo di genere e poco meno di un’opera di letteratura. Già, perché da grandi premi derivano grandi responsabilità, e forse da un Nobel come Ishiguro ci si sarebbe aspettati qualcosa che oltrepassasse i confini della narrativa. Così non è, e alla fine tocca accontentarsi di quel suono antico di cui parlavo prima e di una varietà tematica importante, ma non del tutto sconosciuta a chi bazzica gli strani, nuovi mondi dell’universo fantascientifico. Certo, gli argomenti di Klara e il Sole sono scottanti, creano disorientamento e stimolano la riflessione. Questo vale senz’altro la lettura del libro, che non mi sento affatto di sconsigliare. Ishiguro prefigura un futuro in cui gli androidi sono diventati sorprendentemente umani, al punto da sostituire gli amici, quelli veri. L’accesso agli studi universitari è iperselettivo e riservato ad una élite di adolescenti potenziati artificialmente. Le macchine hanno rimpiazzato gli uomini anche nei lavori concettuali. Ma c’è un tema che mi stranisce più degli altri, perché lo sento tremendamente vero e vicino. E’ la progressiva e pericolosa perdita di interesse per il concetto di anima e di unicità della persona. Quando l’umanità si riduce ad uno stato larvale ha ancora senso parlare di irripetibilità del singolo?A nulla vale la fiducia dell’autore (anzi, è a tratti irritante), il danno è fatto e io ci sto pensando ancora.

articoli correlati

Palazzo Davossa

Ho temuto che il freddo non arrivasse più. L’estate di San Martino ha avuto una coda lunga e innaturale. Mi sono un po’ preoccupata nel […]

Villa Girasole

Ho preso Pynchon di petto. Dopo averlo annusato da lontano, sfiorato in libreria, ho deciso di avvicinarmi a questa leggendaria personalità letteraria partendo dalla sua […]

Openspace Napoli

In attesa che venga annunciato il vincitore del #premiocampiello 2021, ripenso a #remorapino e al suo #bonfiglioliborio, che l’anno scorso mi ha risvegliato da un […]
menuchevron-down