Ciò che mi ha conquistato più di tutto è la voce di Liborio.

Openspace Napoli

Autore
Casa editrice
Anno

In attesa che venga annunciato il vincitore del #premiocampiello 2021, ripenso a #remorapino e al suo #bonfiglioliborio, che l’anno scorso mi ha risvegliato da un torpore letterario in cui ero incappata mio malgrado. Si è trattato di un piccolo miracolo editoriale, non solo perché a vincerlo è stato un libro di una casa editrice indipendente, ma anche perché il patto narrativo che l’autore propone ai lettori non è di quelli che generano immediato consenso. Eppure, bastano davvero poche pagine per entrare nella mente del protagonista e ripercorrere il ‘900 con il suo sguardo di “cocciamatte”, il pazzo del paese schernito da tutti ma capace di cogliere gli aspetti più umani e veritieri dell’ irragionevole mondo in cui si trova a peregrinare. Dagli anni del fascismo a quelli della guerra, dal servizio di leva alla vita di fabbrica, al manicomio, le esperienze di Liborio si sovrappongono a quelle di un’intera nazione. Partecipiamo emotivamente alla sua storia, che in fondo è anche quella delle nostre famiglie, è impossibile non restarci emotivamente imbrigliati. Ciò che mi ha conquistato più di tutto è la voce di Liborio. Attraverso un encomiabile lavoro di scalpello, Rapino conferisce dignità letteraria alla lingua degli ultimi, identificata non tanto come un dialetto specifico, ma piuttosto in quell’unica grande lingua comune che è l’oralità. Leggendo, mi sembrava di parlare di nuovo con i miei nonni, con i quali ho sempre intrattenuto conversazioni in un idioma ibrido, dove italiano, dialetto e gestualità si mescolavano in un pout pourri linguistico appartenente ad uno specifico momento temporale, transitorio e irripetibile. Mi sono commossa e ho pensato che, in fondo, è proprio in questi spazi della narrazione orale che è nata la letteratura. Di qui ho derivato un mio, personale corollario: non sarà forse questa la nuova avanguardia? Quando l’arte, per definirsi tale, deve arrivare a negare se stessa, non è forse opportuno partire dalle origini per ricostruire tutto? E come farlo senza perdere la lezione di migliaia di anni di civiltà? Non so se Rapino e Liborio diano una risposta a tali domande, ma sicuramente tracciano una strada.

articoli correlati

Palazzo Davossa

Ho temuto che il freddo non arrivasse più. L’estate di San Martino ha avuto una coda lunga e innaturale. Mi sono un po’ preoccupata nel […]

Villa Girasole

Ho preso Pynchon di petto. Dopo averlo annusato da lontano, sfiorato in libreria, ho deciso di avvicinarmi a questa leggendaria personalità letteraria partendo dalla sua […]

Villa Bagnoli

C’è un suono antico nella scrittura di Kazuo Ishiguro. Si diffonde tra le sue pagine come il riverbero di un gong, forte, lento, regolare. Si […]
menuchevron-down